EXPO: i giovani europei contro lo spreco alimentare

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Don't waste our future! 120 studenti in rappresentanza di 7 paesi europei, 45 insegnanti, 27 rappresentanti delle autorità locali saranno a Milano il 21 e 22 ottobre per presentare a EXPO la "I Carta dei Giovani Europei e delle autorità locali contro lo spreco alimentare e per il diritto al cibo". Emanuele Pinardi, che ha seguito la parte educativa nelle scuole per il Fondo Provinciale Milanese assieme alla Project Manager Valeria Querzola, racconta il lavoro svolto fino ad ora con gli studenti italiani. 

Lele Pinardi, in poche parole, cos’è Don’t Waste Our Future?

E’ un piano di lotta contro lo spreco in generale ma soprattutto alimentare, che coinvolge i giovani dal punto di vista educativo e pratico: l’obiettivo è di renderli coscienti e responsabili ma anche di indurre loro, le scuole, gli enti locali a prendere impegni pratici a titolo individuale e collettivo per un consumo consapevole.

 

Quindi i giovani, le future generazioni, sono al centro di questo progetto di salvaguardia delle risorse del pianeta: e loro come hanno risposto a questo appello?

I ragazzi hanno stupito anche noi per la sensibilità dimostrata e per certe proposte definitive che hanno avanzato: i lavori di DWOF sono iniziati nell’anno scolastico 2014-2015 e proseguiranno fino alla fine del 2016. Solo in Italia sono stati coinvolti circa 3000 studenti equamente divisi tra scuole primarie e secondarie. Sono state realizzate attività didattiche assieme ai 200 insegnanti impegnati nel progetto, laboratori e workshop informativi che hanno coinvolto circa 30 comuni della Penisola.

In tutti gli ambiti, gli studenti sono stati sollecitati a ragionare sul tema degli sprechi ma anche a diventare protagonisti esprimendo le loro opinioni e le loro proposte di buone pratiche.


E quali sono le proposte avanzate dai ragazzi?

Tante, concrete, alcune anche molto dure. Per esempio l’introduzione di una normativa che renda obbligatorio - sì, addirittura obbligatorio - l’uso del doggy bag per portare a casa il cibo avanzato in ristoranti e mense. E poi a maggioranza hanno chiesto l’introduzione di sanzioni pecuniarie per coloro che a livello di ristorazione e distribuzione sprecano e buttano il cibo!

Poi cose più semplici che riguardano una reale e diffusa differenziazione dei rifiuti, maggiori controlli e informazione per quanto riguarda l’alimentazione biologica e il cibo a chilometro zero. Poi i ragazzi hanno posto un problema centrale a noi adulti, al no profit e alle istituzioni: si sono dichiarati disponibili a sprecare di meno ma vorrebbero sapere se questo produce effettivamente degli effetti laddove la realtà è invece di carenza.

Ma non si sono limitati al solo cibo: molto sentito è il tema dell’uso e dell’abuso dell’acqua e molto chiare e semplici sono le modalità indicate per ridurne l’utilizzo.

 

Cosa succede ora a tutte queste proposte fatte dai ragazzi?

Ciascun paese le ha raccolte in una propria Carta: nei gruppi di lavoro e nella sessione plenaria del 21 ottobre, all’Hotel Barcelò di Milano, queste Carte verranno armonizzare e sintetizzate in quella che sarà la Carta Europea dei Giovani e degli Enti Locali per combattere lo spreco alimentare e per i nuovi modelli di consumo e stili di vita responsabile”.

Il 22 ottobre questo Manifesto dei giovani e degli enti locali verrà presentato alle autorità locali e nazionali, mentre nel 2016 lo consegneremo al Parlamento Europeo.

I giovani chiedono alle istituzioni di impegnarsi a mettere in pratica le “buone pratiche”: sembra un gioco di parole, ma non lo è. Perché quel che i ragazzi indicano come punto debole sono i comportamenti generali degli adulti.

 

Allora, s’impone un’ultima domanda: cosa imputano, i giovani, agli adulti per quanto riguarda le buone pratiche contro gli sprechi?

Ci dicono che è molto difficile portare a livello familiare queste soluzioni come comportamenti quotidiani, perché si rendono conto che i genitori nel bene e nel male sono legati a loro abitudini ormai sedimentate. Per esempio, chiedono maggiore attenzione ai prodotti di stagione piuttosto che alle scadenze del cibo preso dagli scaffali del supermercato o stipati nel frigorifero di casa.

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